Cos’è la bioinformatica? Ma soprattutto, cos’è e cosa fa un bioinformatico? Mi sono posto queste domande molte volte durante il corso di bioinformatica tenuto durante il corso della laurea magistrale in biotecnologie vegetali dell’Università di Torino. Bene, volete sapere la verità? Anche dopo un esame superato con un ottimo 30 e un tirocinio speso nel settore bioinformatico vi posso assicurare di non riuscire a dare una risposta semplice a queste mie domande, infatti la bioinformatica è una scienza molto complessa, prevede la conoscenza di temi cruciali della biologia, dell’informatica, senza trascurare la matematica e l’importantissima statistica. Cerchiamo però di fare chiarezza, premetto che la mia esperienza in merito è ancora limitata, ripeto ho sostenuto un esame e ho passato un periodo del mio tirocinio occupandomi di bioinformatica e ora sto svolgendo la mia tesi “giocando” a fare il bioinformatico. La mia aspirazione? Diventare un bioinformatico, lavorare e vivere analizzando i dati biologici. Per farlo mi sto sempre più rendendo conto che occorre studiare tanto, ma davvero tanto. Se vuoi diventare un bioinformatico la confusione regnerà spesso sovrana nella tua testa ma soprattutto è necessario cercare sempre in rete informazioni utili, in modo da aggiornare continuamente le tue conoscenze oltre che rinfrescarle. Ok, detta così può sembrare che io sia una schiappa in questo e quindi vedo tutto così arduo, ma vi assicuro, anche gente molto più esperta e brava di me con cui ho avuto la fortuna di lavorare ha gli stessi problemi. Penso di poter dire con assoluta certezza che per diventare un bioinformatico devi innanzitutto imparare a sbuffare. Si, avete capito bene, sbuffare! Se avessi ricevuto un centesimo per tutte le volte che ho visto il mio professore di bioinformatica sbuffare nell’esecuzione vorticosa e complessa di un’analisi bioinformatica a quest’ora sarei ricco. Lo so, la sto dipingendo parecchio grigia ma in realtà vi dico che quando si risolve un problema bioinformatico molto complesso e ci si trova davanti ad una serena chiarezza il tuo ego si pompa, e lo stupore di aver finalmente capito, di esser arrivato ad una conclusione riguardo ad uno specifico tema biologico, è grande, molto grande. Ecco devo dire che il mio professore di bioinformatica, nonostante lo sbuffare, arriva molto facilmente al traguardo, io per ora ho imparato a sbuffare e basta. A parte gli scherzi, ho capito che quando non si arriva a capo di un problema non resta che fare un gran respiro, armarsi di pazienza e ricercare in modo pratico delle possibili soluzioni in rete. Ecco sicuramente il bioinformatico difficilmente si annoia, infatti capita di dover fare sempre cose nuove oppure semplicemente l’analisi che stai facendo non la fai da un po’ e ti tocca ristudiare qualcosa, come se fosse la prima volta.

Spero di non avervi scoraggiato ma penso sia doveroso dire che diventare un bioinformatico prevede tanto sacrificio, soprattutto per chi viene da un ambito prettamente biologico e necessita di acquisire, spesso da solo, una serie di conoscenze in ambito informatico e statistico. Credo che chi si approccia alla bioinformatica partendo da un background informatico sia molto più avvantaggiato essendo, a mio modestissimo avviso, molto più semplice recuperare conoscenze biologiche in modo autonomo.

Per diventare bioinformatico occorre dunque molto studio personale e questo complica le cose, non di poco. Capiamoci se venite da un ambito biologico non dovete diventare degli informatici esperti né tanto meno se venite da un ambito informatico dovete diventare dei biologi. Il bioinformatico è una sorta di chimera intellettuale, ovvero deve sapere lavorare con il computer ed applicare alcuni concetti informatici importanti ma deve anche saperne di biologia molecolare, genetica e di altre materie affini per poter capire i dati e risultati biologici che osserva durante il suo lavoro. Ovviamente il discorso è un po’ più complesso, infatti come in molte cose della vita non è tutto nero o bianco, ci sono diverse sfumature. Infatti, c’è il bioinformatico che è molto capace nella scrittura di programmi volti alla risoluzione di uno specifico problema biologico e colui che si limita ad usare i programmi scritti da altri al fine di risolvere dei problemi biologici, quest’ultimi vengono comunemente definiti users. Ecco, io mi accontenterei ampiamente di diventare un buon user.

Insomma, a questo punto mi sento di dirvi che la bioinformatica è quella scienza interdisciplinare che consente la risoluzione di problemi biologici mediante l’uso di strumenti informatici.

Scommetto che ora vi starete chiedendo dove voglio arrivare con questa prolissa introduzione. Ebbene il mio intento è quello di parlarvi passo dopo passo di cosa sia e a cosa serva la bioinformatica, cercherò a tale scopo di riportarvi la mia esperienza nello studio di questa scienza, ripeto si può ben dire che io sia appena all’inizio del mio percorso di studio, per lo più personale, che ha come ultimo fine quello di far diventare la bioinformatica il mio lavoro e di potermi quindi definire un bioinformatico. Parlerò anche di concetti puramente pratici oltre a dare delle basi teoriche di supporto. Se avete quindi voglia anche voi di conoscere il mondo della bioinformatica seguitemi e non ve ne pentirete.

Ciao e a presto.